Cos’è la Filt

La Filt è la Federazione Italiana Lavoratori dei trasporti. 

Alla Filt sono iscritti lavoratori del comparto ferroviario, del trasporto su gomma, della logistica e le cooperative.

Un po’ di storia per sottolineare la nostra radice:

Ripassiamo per la Storia

Nulla di ciò che ci circonda è privo di una sua storia. Il passato è parte del presente e dà spinta  al nascere del futuro. Quel futuro che oggi dobbiamo costruire. Riproporre i tratti fondamentali della storia della CGIL aiuta  a ricostruire i valori che la animano ed a illustrare il senso e l’importanza del sindacalismo in Italia. Oggi si sta manifestando una caduta di interesse per le grandi lotte collettive, per i conflitti sociali e per gli ideali politici che per tutto il Novecento hanno rivoluzionato il mondo del lavoro attraverso conquiste e sconfitte.

Partiamo dagli albori quando, durante il Risorgimento, nascono associazioni operaie denominate Società di Mutuo Soccorso che annoverano, tra datori di lavoro e lavoratori, 5.000 iscritti con lo scopo di fornire un’assistenza sanitaria e sussidi in caso di disoccupazione, malattia, infortunio, vecchiaia o morte con quote versate dai soci. Contemporaneamente nel 1886 a Milano si costituisce la Federazione Nazionale delle Cooperative. In Sicilia si sviluppano i Fasci siciliani (organizzazioni di braccianti, pastori, contadini poveri e lavoratori delle miniere) che dal 1891 al 1894 vedono le loro lotte represse militarmente nel sangue. Ma la spietata durezza della classe dominante si manifesta anche a Milano quando, in seguito all’aumento del prezzo del pane, scoppiano i moti del pane, stroncati a cannonate con decine di morti.

Con la diffusione di idee socialiste i lavoratori, soprattutto braccianti, si aggregano nelle Leghe di Resistenza  e ricorrono allo sciopero, mettendo in crisi le Società di Mutuo Soccorso. E’ proprio nelle campagne di Mantova che questo fenomeno dà spinta a tutti i lavoratori d’Italia, con aspre lotte e con molta determinazione, la stessa che guida Argentina Altobelli a prendere le redini di Federterra nel 1906, la più grande organizzazione sindacale nazionale di braccianti.

Proseguono con fervore anche le lotte operaie che, adottando la bandiera rossa come simbolo, nel 1890 celebrano il Primo Maggio, rivendicando le otto ore. Braccianti e operai intuiscono che un’unione tra loro porterebbe più forza contrattuale ed è per questo che nel 1891 a Milano nasce la prima Camera del Lavoro. Una data da ricordare è il 1892 anno di nascita del Partito Socialista a Genova.

Il nuovo secolo vede la nascita delle Federazioni Industriali dei Tipografi, dei Ferrovieri, degli Edili e dei Metallurgici (FIOM) e i cattolici  fondano le Unioni Professionali.

Nel Dicembre del 1900 viene proclamato il primo sciopero generale a Genova che determina una svolta politica: Giolitti promuove l’apertura al dialogo con il movimento operaio che nel 1906 porterà Camere del Lavoro, Leghe di Resistenza e Federazioni Industriali a confluire nella Confederazione Generale del Lavoro (CGdL) guidata da Rinaldo Rigola e 300.000 iscritti. La CGdL firma subito un accordo di collaborazione con la Federazione delle Società di Mutuo Soccorso e con la Lega Nazionale delle Cooperative a cui segue la stipula del primo contratto collettivo del lavoro tra la FIOM e la FIAT con l’accordo sui minimi salariali e il riconoscimento della Commissione Interna. Nel 1908 la Federazione Vetrai siglano il primo contratto collettivo nazionale del lavoro. Nel 1911 cambia il clima politico: riprendono le repressioni poliziesche contro il sindacato, si verificano 700 licenziamenti dei vetrai, l’abolizione del contratto collettivo con la perdita della Commissione Interna. Inoltre la CGdL subisce una scissione sindacale che porterà alla nascita nel 1914 dell’Unione Italiana del Lavoro (UIL). Il 24 maggio 1915 scoppia la Prima Guerra Mondiale che comporta la Mobilitazione Industriale e l’abolizione  del diritto di sciopero. Nel 1919 la CGdL annovera 2.000.000 di iscritti; si sviluppa l’organizzazione sindacale cattolica (CIL) che annovera un milione di iscritti, mentre un altro milione di lavoratori si dividono negli altri sindacati (SFI, Lavoratori del mare, sindacati nazionalisti, UIL e USI).

Nell’immediato dopoguerra la FIOM guidata da Bruno Buozzi ottiene la garanzia delle otto ore, i minimi salariali e il ripristino delle Commissioni Interne. Queste conquiste si estendono rapidamente ad altre categorie. Nel 1920 i Consigli di Fabbrica nati a Torino proclamano lo sciopero delle lancette e l’occupazione delle fabbriche che coinvolgono circa 400.000 operai.

Nelle campagne le lotte sindacali producono aumenti salariali, l’abolizione dei contratti annuali, il controllo del collocamento e l’imponibile di manodopera. Tutto ciò provoca la devastante reazione dello squadrismo  fascista: nel 1922 vengono distrutte le Camere del Lavoro e le sedi delle cooperative. Il Fascismo decreta la soppressione delle libertà sindacali, l’abolizione del diritto di sciopero e delle Commissioni Interne. Il 4 gennaio 1927 viene proclamato l’autoscioglimento della CGdL. Ma non tutti concordano: Buozzi ne riorganizza un nucleo riformista in Francia mentre i comunisti riattivano clandestinamente l’attività sindacale in Italia. La CGIL rinasce nella Resistenza partigiana. Nel 1943-44  nelle fabbriche del Nord movimenti di protesta contro il carovita, gli scioperi e i partigiani delle campagne contribuiscono alla caduta del Regime fascista. Il 3 giugno  1944 viene siglato il Patto di Roma con il quale Giuseppe Di Vittorio per i comunisti, Emilio Canevari per i socialisti e Achille Grandi per i democristiani danno vita ad una nuova CGIL unitaria. Il patto prevede di costituire la Confederazione, le Federazioni Nazionali e i sindacati provinciali. Nel Frattempo la Chiesa avvia la fondazione delle ACLI.

Tra il 1945 e il ’46 la Confederazione stipula direttamente i contratti di lavoro, sigla gli accordi nazionali che fissano salari, paga base, indennità di contingenza e assegni familiari e prospetta una tregua salariale per favorire il rientro dall’inflazione.

Ma il 14 luglio 1948 il mondo sindacale subisce il più grande terremoto politico: l’attentato mortale a Palmiro Togliatti. La CGIL proclama due giorni di sciopero generale che provocherà nel 1950 la scissione del sindacato in tre Confederazioni: CGIL (Confederazione Generale Italiana del Lavoro) in cui convivono socialisti e comunisti, CISL (Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori) e UIL (Unione Italiana del Lavoro).

Negli anni della Guerra Fredda la CGIL vedrà i propri iscritti subire veri e propri soprusi: il 1°maggio 1947 la strage di Portella della Ginestra in Sicilia, dal ’48 al ’53 alla FIAT vengono licenziati 30 membri, il 9 gennaio 1950 6 operai uccisi e 50 feriti a Modena, nel 1955 l’ambasciatrice americana dichiara di non concedere contratti a quelle imprese dove lavorano più iscritti CGIL. Nello stesso anno si verificano 674 licenziamenti di iscritti.  Nonostante le avversità, la CGIL stabilisce un Piano del Lavoro per lo sviluppo del paese e nascono gli enti nazionali dell’elettricità, per la bonifica, l’irrigazione delle terre e le trasformazioni fondiarie, per l’edilizia popolare e opere pubbliche. Tutto ciò trasmette l’ambizione di tenere uniti lavoratori occupati e disoccupati, il Nord e il Sud del paese dove l’occupazione delle terre da parte dei braccianti e contadini porta un profondo mutamento dell’assetto produttivo e sociale.

La CGIL è protesa in battaglie di grande valore sociale e politico proclamando clamorosi scioperi generali: nonostante i soprusi il sindacato ritorna a comunicare con il lavoratore e lotta per rivendicare diritti.

Dal 1960 l’Italia vive il Boom economico: si apre lo scenario per nuove lotte sindacali unitarie (autonomia dei sindacati dai partiti) che impongono di tramutare in Legge gli accordi e i rinnovi contrattuali (nel 1963 i metalmeccanici vedranno aumentare del 30% lo stipendio), la riforma delle pensioni e l’abolizione delle gabbie salariali (1968). Anno cruciale è il 1969: nel giugno al Congresso CGIL di Livorno sono presenti delegazioni di CISL e UIL, il 1° settembre lo sciopero a Mirafiori innesca la trattativa per il rinnovo dei contratti dei metalmeccanici che porterà alle 40 ore settimanali, ad un aumento salariale uguale per tutti, al diritto di tenere assemblee in fabbrica, alla riduzione delle differenze tra operai ed impiegati. Tutto ciò sfocia in una manifestazione nazionale dei metalmeccanici il 12 dicembre a Roma che si concluderà con la strage di piazza Fontana.

Nel 1970 è Luciano Lama a guidare la CGIL, il 1° maggio viene celebrato unitariamente, nell’estate dello stesso anno il Parlamento approva lo Statuto dei Diritti dei Lavoratori. Nel 1972 nasce la Federazione tra CGIL, CISL e UIL che lotterà a fianco dei lavoratori del Sud per un nuovo sviluppo del paese attraverso l’occupazione e investimenti produttivi. Nel 1975 l’Austerity spinge la Federazione a tutelare il tenore di vita dei lavoratori mediante l’accordo sul punto unico di contingenza ( ad ogni punto della contingenza corrisponde un aumento uguale per tutti). Il sindacato raggiunge in questi anni un’influenza sociale e un peso politico notevolissimi grazie all’approvazione della riforma sanitaria, della riforma della scuola pubblica e della previdenza sociale nonché grazie alla svolta dell’EUR del 1978 (contenimento salariale in cambio di una politica economica che sostenga lo sviluppo e eviti tensioni sociali). Si vive in Italia il pesante clima del Terrorismo con l’uccisione di Aldo Moro per mano delle BR e di Guido Rossa sindacalista militante, mentre il sindacato si conferma l’unica forza democratica. Negli anni ’80 si verificano pesanti ristrutturazioni aziendali e quindi sindacali: il punto unico di contingenza aveva causato un appiattimento retributivo; ciò dà la spinta per il nascere di sindacati autonomi che iniziano una riforma salariale per alcune categorie di lavoratori. Nel settembre 1980 si innesca una drammatica vertenza alla FIAT che annuncia la cassa integrazione di 24.000 lavoratori di cui 14.000 vengono licenziati. Gli operai bloccano la fabbrica e 40.000 quadri intermedi scendono in piazza per la riapertura dell’azienda, una manifestazione di massa di lavoratori contro una lotta sindacale! Le confederazioni sono costrette ad accettare la cassa integrazione per 3 anni.

Un altro problema è rappresentato dalla modifica della scala mobile per far fronte all’elevata inflazione per cui sindacato e governo accordano una riduzione del 15% del grado di copertura della contingenza (1983) che nella notte di San Valentino con il decreto Craxi (1984) verrà modificato dal taglio di 4 punti della scala mobile. Il Partito Comunista ne chiede il referendum abrogativo e gli elettori del sud danno il loro consenso, mentre nel nord industrializzato il governo ottiene una larga approvazione. E’ netta la frattura nel popolo dei lavoratori. Nel 1986 Luciano Lama lascia la CGIL, gli succederà Antonio Pizzinato sostituito in breve tempo da Bruno Trentin il quale guida la CGIL in un momento tra i più travagliati della storia italiana: siamo nel 1992 si apre il filone Tangentopoli con la conseguente c risi finanziaria data dalla svalutazione della lira, mentre in Sicilia la mafia firma la Strage di Capaci e di Via D’Amelio. L’Italia è trascinata in una gravissima politica, sociale ed economica a cui si cerca di far fronte con l’accordo triangolare tra Stato, sindacato e imprese che prevede sacrifici da parte dei lavoratori. Nel ’93 un nuovo accordo triangolare riafferma i vari livelli di contrattazione e introduce una nuova struttura di rappresentanza sindacale unitaria: le RSU.

Siamo nel 1994 quando Berlusconi, escludendo la CGIL guidata da Sergio Cofferati, vuole discutere il sistema pensioni con le altre federazioni sindacali: sarà l’imponente manifestazione sindacale del 12 novembre 1994 a Roma a provocare la caduta del governo. Nel 1995 l’Italia passa al governo Dini e con le Confederazioni si dà il via alla riforma  delle pensioni. Siamo nel 1996: Prodi vince le elezioni e la concertazione con il sindacato rende possibile il cammino verso l’introduzione della moneta unica, sostenuto dal risanamento del sistema, dall’innovazione e dall’equità sociale. Ma con l’uscita di Rifondazione cade il governo Prodi e riemergono differenze tra le Confederazioni alimentate dalle richieste delle imprese (flessibilità, abolizione dell’art.18 dello Statuto e di un livello di contrattazione, ecc.). Maggio 2001 è di nuovo il governo di Berlusconi a non accettare la collaborazione con il sindacato e a rimettere in discussione lo Statuto dei Diritti del Lavoratore. Il resto è storia dei giorni nostri.

(tratto da “La Storia della CGIL” di Ferruccio Capelli)

Questo è stato il cammino della CGIL. Oggi qualcuno vorrebbe cancellare chi ci tutela e promuove i nostri diritti. Nessuno vuole rivivere un passato di soprusi alla mercé dei datori di lavoro e intanto pagare uno stato che vorrebbe governare senza problemi economici. Ma lo Stato siamo noi, siamo il motore dell’economia e se non ci viene data benzina l’Italia muore.

Arianna Onofrio

RSA e segreteria FILT Mantova

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